21 mercoledì Mag 2014

Responsabili o vittime del nostro umore?

E’ importante scegliere obiettivi commisurati ai nostri valori, mete che rappresentino qualcosa di importante e significativo per la nostra identità.  Per accedere in modo completo alle nostre risorse, per resistere alle eventuali “delusioni” senza rinunciare ai propri “sogni”, bisogna essere prima di tutto convinti della validità delle proprie scelte, anche dal punto di vista etico. Solo così si può pensare di perseverare a dispetto di eventuali difficoltà iniziali. Ma anche tutto ciò può non essere sufficiente. In effetti molti percorsi di crescita personali e lavorativi vengono “sabotati” da un atteggiamento inconsapevolmente polemico o problematico. Con l’atteggiamento giusto qualsiasi imprevisto può diventare un’occasione di crescita. Con l’atteggiamento sbagliato, viceversa, si può trasformare qualsiasi evento in un problema. L’atteggiamento sbagliato nasce dall’avere delle aspettative rigide, dal pretendere che gli altri si comportino sempre come vorremmo, dall’esigere che le cose vadano sempre a modo nostro. Nel suo ultimo libro “PNL e Libertà”, Richard Bandler, spiega come gli atteggiamenti “acidi” nei confronti della vita provochino un circolo vizioso anche a livello chimico-cerebrale. La nostra mente, i nostri chiodi fissi negativi, influenzano la chimica cerebrale che a sua volta influenza lo stato d’animo con il quale affrontiamo ogni evento. Così, per dirla con le parole di Bandler: “Ci ritroviamo ad attivare processi mentali e comportamentali distruttivi in automatico e questi a loro volto ci inducono stati d’animo negativi”. Insomma un circolo vizioso che, se si vuole vivere attivamente, ma in pace e serenità, conviene assolutamente interrompere.

 Per avere l’atteggiamento giusto ci vuole una mente libera da “zavorre”

Viviamo in una cultura che a partire dalla scuola elementare ci educa a doverci meritare qualsiasi cosa. Probabilmente il valore sotteso a quest’impostazione ha delle sue ragioni educative, ma rischia di trascinare con sé un concetto pericoloso: che per essere felici dobbiamo raggiungere degli obiettivi. Gli obiettivi raggiunti ci potranno rendere più felici, se lo siamo già. Altrimenti rappresenteranno una chimera irraggiungibile. Per ogni obiettivo raggiunto infatti, ne nasceranno altri da raggiungere, in una corsa nevrotica verso il nulla. Se vogliamo vivere in uno stato d’animo produttivo e sereno, lo possiamo fare da subito, iniziando ad apprezzare quello che funziona della nostra vita. Per amarci e stare bene non dobbiamo essere all’altezza di niente e di nessuno. Si tratta solo di adottare una nuova abitudine mentale, quella di far diventare ogni situazione un’occasione di crescita, evitando di rivivere mentalmente tutto quello che ci ha fatto soffrire in passato.

In questo senso, molto spesso, una fonte di grande sofferenza, assolutamente inutile,  è il rivivere mentalmente gli eventi negativi vissuti in passato. La vita reale è il presente. Nel “qui e ora” quello che conta è cosa si vuole fare della propria esistenza e che piani si hanno per il futuro. Per questo, la prima cosa da fare, se si è ossessionati da alcuni episodi negativi, è liberarsi di quella “spazzatura”. La mente è la nostra dimora più intima. Sta a noi il farla diventare il nostro tempio o il nostro inferno.

Quando riviviamo degli eventi negativi del passato, come litigi, scelte sbagliate o sensi di colpa, lo facciamo proponendoci delle immagini o dei veri e propri film di quello che abbiamo vissuto. A volte poi il film è accompagnato da una voce fuori campo, il nostro commento mentale alla situazione, un dialogo interiore che però sentiamo come fosse una voce reale. Se il ricordo è negativo sarà facile che anche il nostro commento sia acido, arrabbiato o pessimista.

Dentro la nostra mente

Se si tende a rimuginare eventi che ci riportano in uno stato di sofferenza, si produrranno quindi, a livello mentale, sia delle immagini che un dialogo interiore. E’ proprio su questi due aspetti che dovremo lavorare inizialmente. In un suo libro precedente, intitolato “Usare il cervello per cambiare”, Bandler spiega che le nostre emozioni, sono sorprendentemente connesse ai valori cromatici ed alla luminosità delle immagini che ci rappresentiamo mentalmente. Così delle immagini luminose e a colori, ci provocheranno una reazione emotiva più intensa rispetto ad altre in bianco e nero e poco nitide. Ecco un passaggio del libro, che data l’importanza riportiamo letteralmente: “In questo preciso momento osservate in che modo vi raffigurate un evento futuro gradevole e quindi rendete più luminosa quella stessa immagine e osservate come le vostre sensazioni mutano. Quando rendete più luminosa quell’immagine non vi sembra di attendere quell’evento con desiderio ancora maggiore? Adesso immaginate un ricordo gradevole del vostro passato e rendete i colori più forti e più intensi, osservate le vostre sensazioni, non vi sembrano più intense? Ora cercate di vedere quella stessa immagine in bianco e nero. In genere quando l’immagine perde il proprio colore la reazione si indebolisce”.  

Una volte consapevoli della relazione tra la percezione dei valori cromatici e di luminosità delle immagini mentali e le nostre emozioni, possiamo intervenire per fare pulizia.

 Come trattare le immagini (che ci insidiano)

Gli esercizi che proponiamo di seguito hanno un’unica finalità, quella di dissociarvi dai vostri pensieri negativi ricorrenti. In verità l’evento che vi infastidisce ha già fatto i suoi danni a suo tempo. Quello che ora vi tormenta non è quindi l’evento in sè, ma la sua riproduzione nella vostra mente.

Se il vostro pensiero negativo è rappresentato da un’immagine:

–       Concentratevi sull’immagine che vi tormenta;

–       Fatela diventare una foto in bianco e nero;

–       Sfuocatela progressivamente;

–       Immaginatela sempre più sbiadita fino a farla diventare bianca;

Come trattare il dialogo interiore (che ci deprime)

–       Prestate attenzione a quello che vi dite attraverso i pensieri. Sentitene il tono e le

intenzioni;

–       Divertitevi a ripetere lo stesso testo esagerando la seriosità della vostra voce fino a

      farla diventare grottesca;

–       Adesso riproducete il dialogo accelerandolo e facendolo diventare ridicolo come la

      voce di un cartone animato;

–       Ora fate il contrario, rallentate progressivamente la velocità della voce, fino a 

distorcerla come provenisse da un vecchio registratore con le batterie scariche;

Fatelo fino a quando percepirete un’ondata “nuova” di benessere, che corrisponderà all’idea di aver trattato il pensiero ricorrente per quello che è: un “file” inutile, un disco rotto che non servendo a niente deve solo finire nel cestino.

Come trattare i film mentali (dolorosi)

Se il vostro  chiodo fisso ha invece la forma di un film, che riproduce per intero, o per una parte, il vostro evento negativo:

–       Immaginatevi di essere seduti in un cinema e di assistere alla proiezione del film 

      sul vostro chiodo fisso;

–       Fatelo diventare un film in bianco e nero;

–       Adesso concentratevi sulla sequenza delle scene che formano il vostro film;

–       Ora proiettate il film all’incontrario;

–       Infine divertitevi a riprodurlo in avanti e indietro come se foste al montaggio. Cambiatene anche la velocità di riproduzione, fino a farlo diventare veloce come una comica;

Fatelo fino a quando avrete maturato il giusto distacco dal film, potendolo quindi trattare per quello che è: un video che la vostra mente continua a riprodurre, solo per abitudine. Nulla più.

Buttate le vecchie “cianfrusaglie” bisogna “riarredare” la nostra mente

Fatta pulizia si possono innescare una serie di piacevoli contromisure, per iniziare a creare nuove abitudine, più funzionali. Innanzitutto potrete accedere alla libreria dei ricordi chiedendo alla vostra mente di riprodurre tutti i migliori eventi della vostra vita. Un bacio, una sensazione di grande soddisfazione, un’immagine di voi in un momento in cui vi sentivate particolarmente rilassati e pieni di energia, una volta in cui avete fatto ridere intensamente qualcuno. Pescate ovunque. Potranno essere anche momenti lontani, di quando eravate bambini, l’importante è che siano ricordi legati a emozioni intensamente piacevoli.

Tutto questo, se volete innescare un processo di “inspiegabile” buon umore, dovrà far parte di una disciplina nuova che la mente imparerà presto: riprodurre nella lista dei “preferiti” solo eventi piacevoli. Chiaramente è benvenuta qualsiasi cosa, piccola o grande, sapete possa funzionare nella vostra quotidianità: letture interessanti, musica stimolante, un programma televisivo che vi piace, trascorrere del tempo con persone che vi fanno stare bene e quando è il caso, delle sane risate.

 Quindi poi cosa succede?

 Quando si educa la mente a proporre solo fantasie piacevoli, si entra in una chimica cerebrale di positività, in un inspiegabile stato di buon umore che diventa il filtro percettivo di tutto quello che ci succede, rendendoci tutto più funzionale e gestibile. Perché non dimentichiamocelo mai: con l’atteggiamento giusto qualsiasi ostacolo è superabile, anzi può sempre diventare un’occasione per “rilanciare”, con quello sbagliato ogni cosa, anche la migliore, può diventare un problema.

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