Archivio mensile:marzo 2015

10 martedì Mar 2015

Lisboa_P_-_Electrico_28-1024x576Girare Lisbona con il tram è di sicuro un’idea che porta con sé tante ragioni. Garantisce innanzitutto al portafoglio un bel risparmio, all’ambiente regala una bella tregua e allo spirito permette di immergersi a tutti gli effetti con i costumitipici della città.

Dal finestrino del tram tradizionale, dalla carrozza giallo limone e dagli interni vintage in legno, non resta che godersi la bella Lisbona, città della luce e del cielo. Il tram per i portoghesi è un’istituzione. D’altronde Lisbona vi accoglie con i suoi colli (sette come quelli di Roma), con le sue salite e discese. Non si può di certo tracciare un itinerario soltanto pedonale. Il mezzo di trasporto urbano su rotaia è il consiglio numero uno per vivere una vacanza indimenticabile. Il biglietto giornaliero costa 6 euro. Il numero del tram che fa al caso vostro per un giro turistico coi fiocchi è il 28.

Tra le località imperdibili che vi farà osservare il 28 c’è di sicuro Praca Dom Pedro IV o, come è nota agli abitanti, il Rossio. Fontane, pavimento mosaicato a onde e negozi di cappelli sono soltanto alcune attrazioni must del quartiere. Tra lanterne in ferro battuto ed empori un’altra tappa da segnare in agenda è certamente Rua da Graca dalla quale arriverete alle guglie maestose della Igreja de Sao Vincente de Fora. Fantastici azulejos bianchi e blu del chiostro e un’atmosfera medievale vi faranno rivivere un tuffo nel passato. Ma dopo questo antipasto, la storia procede con la visita al meraviglioso Castello de Sao Jorge, custode della città con i suoi bastioni moreschi e la camera oscura nella Torre di Ulisse.

Altra meta sempre a bordo del 28  è Se’, la Cattedrale gotica dai grandi rosoni, incantevole per la sua imponenza. Per riposarvi dopo tanta cultura non resta che un po’ di shopping a Portas sol tra botteghe di coloratissime ceramiche artigianali. Il percorso del tram procede poi nel salotto della città ossia Baixa. Qui tra pavimenti mosaicati, tavolini all’aperto, botteghe d’altri tempi e il Museo del Design e della Moda ce n’è davvero per tutti i gusti. C’è Il grandioso Arco da Vitoria, c’è  Praca do Commercio con la statua equestre di Dom José I e la banchina del Tiago per passeggiare un po’ al sole. Ristorantini romantici e vie dei negozi vi aspettano nel quartiere delChiado, uno dei quartieri più alti di Lisbona. Tuttavia la zona non è a corto di monumenti, infatti,  vi è quello al centro della piazza dedicato a Camoes, poeta nazionale del Portogallo e poco distante il Miradouro de Santa Catarinadove i ragazzi si ritrovano a suonare la chitarra.

Non si può tornare a casa senza aver visto il neoclassico Palacio da Assembleia da Repubblica (il Parlamento portoghese) per una paseggiata tra il verde e le papere del Jardim da Estrela. E non può mancare una visita alla vicina Basilica costruita nel 1790 da Dona Maria I per l’erede maschio, con la cupola bianca e le torri campanarie gemelle, da cui si gode una vista spettacolare. Ogni volta che sarete stanchi non vi resta che gustare unpasteis de nata (tortino alla crema) come quello che propone la celebre Confiteria National di Praca da Figueira. Mentre per un aperitivo tutto portoghese non perdetevi il Ginjinha, il tipico liquore alle ciliegie di Lisbona.

10 martedì Mar 2015

wallpaper-43073-1-1024x640-700x520Il Parco dello Stelvio, che nell’arco alpino costituisce la più grande area protetta con lo status di parco nazionale, potrebbe non esistere più già nelle prossime settimane, se il Consiglio dei Ministri dovesse avallare l’intesa sottoscritta dal Ministero dell’Ambiente, dalla Regione Lombardia e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, per modificarne radicalmente la governance e le tutele. Ad aprile avrebbe compiuto 80 anni, ma ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia e Province di Trento e Bolzano allentano le tutele. Così una delle storiche esperienze di conservazione della natura chiuderà i battenti a ridosso del suo ottantesimo compleanno (il parco fu infatti istituito nel lontano 1935), lasciando il posto ad un patchwork di parchi provinciali con un livello di protezione molto inferiore, venendo estromesso di fatto dal novero dei parchi nazionali.

“Una situazione grave e un inaccettabile spreco di risorse – dichiara Vittorio Cogliati Dezza presidente nazionale di Legambiente – frutto di comportamenti irresponsabili di tutte le istituzioni coinvolte, dalla Regione Lombardia alle Province Autonome, fino ai governi e alle maggioranze politiche nazionali timorose di inimicarsi i voti del drappello autonomista dell’Alto Adige-Suedtirol”. “Sarebbe il primo caso in Europa di declassamento, ci auguriamo quindi che il Presidente Renzi e il ministro dell’Ambiente Galletti vogliano evitare in extremis di danneggiare anche a livello internazionale tutto il nostro sistema di aree protette”, ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.

L’intesa Stato-Regione Lombardia-Province Autonome prende spunto dal fallimento, incontestabile, della governance assicurata dal Consorzio Parco Nazionale dello Stelvio, l’ente che ne ha assicurato la gestione nell’ultimo ventennio rilevandola da quella della ex-azienda di Stato delle Foreste Demaniali. L’insuccesso del Consorzio è dovuto ai mille ostacoli incontrati, alla scarsa collaborazione da parte di Regione e Province, agli enormi problemi ancora irrisolti di regolarizzazione del personale, ad una presenza eccessivamente burocratica del Ministero dell’Ambiente.  Ma anziché risolvere questi problemi, il testo dell’intesa (nonostante il potere di veto e il parere obbligatorio e vincolante sul piano del parco e del regolamento) scioglie, con un vero colpo di mano, l’unitarietà del parco che tutela le vette e i versanti del massiccio montuoso Ortles-Cevedale, separandolo lungo le linee di confine tra le tre entità amministrative.

 

“Anziché innovare e semplificare il sistema di gestione dell’area protetta – ha continuato Cogliati Dezza – si preferisce scinderla in tre unità separate che potranno decidere ciascuna, in regime di totale autonomia e in nome di un malinteso e irresponsabile decentramento, di allentare vincoli o addirittura di stralciare porzioni di territorio. E’ difficile comprendere come il Ministero dell’Ambiente possa aver siglato un’intesa con la quale lo Stato, oltre a dismettere il finanziamento dell’ente, rinuncia ad esercitare qualsiasi funzione di controllo nei confronti di un parco nazionale di questa importanza e notorietà”.

L’accordo sottoscritto, infatti, prevede che al posto dell’ente unitario di gestione si insedi un non meglio precisato ‘comitato di coordinamento’, privo di qualsiasi personalità giuridica e con un ruolo di pura ‘moral suasion’ nei confronti di Regione e Province Autonome, che potranno autonomamente deliberare qualsiasi modifica sia al piano del parco che al perimetro dell’area protetta. Ogni Provincia e Regione istituirà invece un proprio ente autonomo per la gestione del territorio ricadente nella propria giurisdizione amministrativa. E, visto che i precedenti non mancano, è molto probabile che lo spezzatino amministrativo non sarà in grado di impedire l’amputazione indisturbata di parti significative di territorio protetto che lascino il posto a resort sciistici o impianti di sfruttamento idroelettrico.

“Il nuovo schema di governo non avrà più nemmeno lontanamente i requisiti per essere considerato parco nazionale, e con questo le Alpi perderanno la loro più grande area protetta.
Ci appelliamo al Governo affinché non avalli una simile decisione – ha dichiarato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -, altrimenti sarà inevitabile ricorrere  alle istituzioni internazionali per evitare il primato europeo di declassamento di un parco nazionale”.

di

Fonte: http://www.improntaunika.it/2015/03/addio-parco-dello-stelvio-legambiente-stiamo-perdendo-il-piu-grande-parco-nazionale-delle-alpi/

10 martedì Mar 2015

naso_del_cane-700x520Tutti sappiamo che l’olfatto del cane è infinitamente più potente di quello umano, e in alcuni casi perfino migliore di quello delle più sofisticate apparecchiature scientifiche. La capacità olfattiva di Frankie, un incrocio fra un pastore tedesco e un segugio è straordinaria. Infatti, Frankie, annusando campioni di urina, ha dimostrato un’impressionante precisione nell’identificare pazienti affetti da tumore alla tiroide, nell’88% dei casi, ossia 30 su 34. A rivelarlo uno studio scientifico realizzato dalla University of Arkansas for Medical Sciences.

Gli studiosi si cimentano da decenni nello studio delle capacità percettive e sensoriali del cane; la materia non è affatto semplice, perché manca un metodo oggettivo: l’unico modo che abbiamo per studiare i sensi del cane è paragonarli con i nostri, e questo già di per sé rappresenta un handicap. I cani possiedono notoriamente un olfatto quasi infallibile, composto da un numero 10 volte superiore di recettori rispetto a quello umano. I dati mostrano che l’accuratezza diagnostica garantita dal quattrozampe è solo leggermente inferiore a quella della biopsia con agoaspirato, generalmente il primo esame che si esegue per testare per i noduli tiroidei. Il principale ricercatore, Donald Bodenner, osserva che le attuali tecniche diagnostiche per il tumore alla tiroide «spesso producono risultati incerti», portando a procedure mediche ricorrenti e interventi chirurgici non necessari. “I cani addestrati per rilevare il cancro potrebbero essere utilizzati per rilevare la presenza di neoplasie in una fase iniziale e per evitare l’intervento chirurgico quando ingiustificato”.

Non è ancora chiaro quali siano le molecole che, una volta entrate nel naso del cane, gli consentano di indicare i campioni positivi e quelli negativi. Ma studiarlo potrebbe consentire anche di mettere a punto “nasi elettronici” in grado di fare il loro stesso, utile lavoro. Emma Smith, del Cancer Research UK, mette comunque in guardia: “I dati sulla capacità dei cani di annusare il cancro sono ancora diversi fra loro, e non sarebbe pratico pensare di utilizzare gli animali su larga scala per diagnosticare tumori. Ma andare avanti con i test potrebbe darci una mano per mettere a punto strumenti nuovi» come i nasi elettronici.

Ecco alcune informazioni utili e curiose:

Il cane medio ha circa 220 milioni di recettori olfattivi nel naso; noi ne abbiamo circa 5 milioni.

Se le membrane che tappezzano la mucosa del naso del cane fossero distese su un piano, la loro superficie totale sarebbe di gran lunga superiore alla superficie totale dell’intero corpo del cane.
Il cane ha circa sette metri di membrana nasale. Noi ne abbiamo mezzo metro e abbiamo dimensioni corporee maggiori.
Nel cervello del cane, la zona responsabile del senso dell’olfatto ha mediamente un numero di cellule nervose 40 volte superiore a quelle presenti nella stessa zona del cervello umano.
Il cane ha una capacità olfattiva così acuta che puo`individuare e identificare odori talmente impercettibili che neppure le apparecchiature scientifiche più sensibili riescono a misurare.
L’olfatto è indubbiamente il più importante dei sensi “pratici” del cane ma anche il più difficile da comprendere da parte nostra.

04 mercoledì Mar 2015

dischw-225x300Vi direte: e cosa c’entra ora la lavastoviglie con leallergie? Be’, secondo uno studio pubblicato suPediatrics ci sarebbe un legame diretto tra l’uso dell’elettrodomestico e il rischio di sviluppare allergie: maggiore se al lavaggio a mano si preferisce quello della macchina. Ma perché?

La ragione avrebbe a che fare con l’ormai ben diffusa teoria dell’igiene riguardo l’origine – sarebbe meglio parlare di epidemia, considerato l’aumento dei disturbi allergici negli ultimi anni – delle allergie. Secondo questa ipotesi, al momento la più accreditata, l’uso diffuso, soprattutto nel mondo occidentale, di detergenti, il ridotto contatto con ambienti rurali ed animali, avrebbe ridotto le capacità di interazione del sistema immunitario con i batteri più comuni, alterandone il funzionamento e predisponendolo poi a una maggiore sensibilità verso gli allergeni. Il discorso della lavastoviglie e del rischio di allergie segue la stessa logica: lavare i piatti nell’elettrodomestico riduce sensibilmente la quota di batteri presenti sulle stoviglie rispetto al lavaggio a mano, e quindi anche la quantità di microrganismi con cui veniamo a contatto.

Nel loro studio i ricercatori della University of Gothenburg hanno indagato le abitudini alimentari e domestiche dei genitori di oltre mille bambini, chiedendo loro se mangiassero cibi fermentati o freschi di campagna e se usassero o meno lalavastoviglie. Come accennato è così emerso che i bambini delle famiglie che non usano lavastoviglie avevano meno allergie, meno eczemi e soffrivano meno di allergie. Lo stesso si osservava per i bambini che abitavano nelle famiglie che consumavano cibi fermentati e provenienti dalla campagna. Il tasso più basso di allergie si aveva proprio per quelli che non usavano lavastoviglie a casa e mangiavano così.

Dire che la lavastoviglie causi allergie è più che azzardato. Diversi infatti sono i fattori che sembrano correlati con l’insorgenza delle allergie (come lo status socioeconomico, per esempio) e andrebbero considerate in dettaglio le età di incidenza delle ipersensibilità agli allergeni. Non da ultimo va ricordato che, sebbene la tesi dello studio su Pediatrics sostenga che la lavastoviglie elimini più batteri del lavaggio a mano, tempo fa alcuni studi avevano trovato proprio qui numerosi microrganismi potenzialmente patogeni.

scritto da Anna Lisa Bonfranceschi
http://www.galileonet.it/2015/02/la-lavastoviglie-causa-allergie/?utm_campaign=Newsatme&utm_content=Usare%2Blavastoviglie%2Bfa%2Bvenire%2Ble%2Ballergie%3F&utm_medium=news%40me&utm_source=mail%2Balert

Riferimenti: Pediatrics Doi: 10.1542/peds.2014-2968
Credits immagine:  trekkyandy/Flickr CC