Archivio mensile:giugno 2015

29 lunedì Giu 2015

Rafting sul Ticino foto Simona Denise DeianaAll’interno del Parco del Ticino è possibile vivere un’avventura sul fiume attraversando un’inaspettata natura selvaggia grazie allo slow rafting: per nulla pericoloso è l’ideale per bambini e famiglie e il divertimento è assicurato.

Non occorre fare molti chilometri per immergersi nella natura, persino se si vive a Milano… strano? Il Parco del Ticino  è una bella sorpresa, sia se amiate paesaggi incontaminati che sport all’aria aperta, magari sull’acqua. Il Parco è vasto, si estende su due regioni, Piemonte e Lombardia e il fiume Ticino qui va da Sesto Calende (VA) al Ponte della Becca (PV) per 110 km. Lungo le sue sponde è possibile ammirare specie vegetali e animali uniche, rilassarsi o divertirsi cimentandosi in attività davvero coinvolgenti.  Se volete far vivere ai vostri bambini la prima adrenalina ma siete frenati dal timore che possano farsi male, è il posto giusto: sul versante lombardo del parco è possibile fare slow rafting. Si tratta di una versione blanda del rafting che tutti conosciamo ma non per questo meno coinvolgente: la prima cosa positiva è che non occorre la muta, e chiunque l’abbia mai indossata sa che è un bel fastidio risparmiato! Si naviga comunque in tutta sicurezza con caschetto e giubottino salvagente a norma. Poi si fa una breve ma precisa lezione per imparare ciò che serve per godersi al meglio l’avventura: noi l’abbiamo fatta grazie ai ragazzi diAqQua, Alberto, Mosè e Titti ci trasmettono le nozioni base del rafting e insieme la loro passione per uno sport che permette di vivere a pieno il fiume.

Rafting sul Ticino foto Simona Denise Deiana

Una volta in acqua verrete stupiti dalla pace, dalla natura selvaggia e dalle continue sorprese nei vari rami del fiume. Potete fermarvi sull’isolotto, prendere il sole o fare uno spuntino o decidere di tuffarvi in acqua. E se non vi va di fare rafting potete provare la canoa o il kayak o solo godervi il paesaggio.

A bordo del raft inoltre potrete scorgere la cupola del Duomo di Pavia, attraversare il Ponte Coperto, e vedere la Statua della Lavandaia per poi attraversare tutto Borgo Ticino dove si sbarca.
È possibile vivere delle avventure nel verde e sperimentare nuove discipline anche a pochi passi da una grande città come Milano. Ora lo sapete. Buon divertimento!

articolo scritto da Simona Denise Deiana
Fonte: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/slow-rafting-a-milano

 

 

 

 

29 lunedì Giu 2015

lavare-lenzuolaPer una corretta igiene nel luogo dove si trascorre molto tempo per riposare e rilassarsi, è importante lavare le lenzuola, il coprimaterasso, le federe e le coperte a una temperatura di almeno 50 gradi. Solo in questo modo si eliminano gli acari della polvere e le macchie ostinate.

Ogni quanto lavare le lenzuola?
Le casalinghe alle prime armi si chiedono spesso ogni quanto sia necessario lavare le lenzuola. Per una corretta igiene personale, meglio effettuare il lavaggio una volta la settimana per i capi che stanno a diretto contatto con la pelle. Mentre per coperte, copriletto e trapunte ogni 14 giorni è il lasso di tempo ideale.Nel periodo estivo, a causa della sudorazione è elevata si consiglia di lavare le lenzuola e cambiarle anche due volte in una settimana.

L’obiettivo principale è di eliminare gli acari completamente?

Fate attenzione all’asciugatura e ricordate di conservare le lenzuola solo quando completamente asciutte. Infatti, riporre i capi nell’armadio ancora umidi, non fa altro che fornire un ambiente perfetto per la proliferazione degli acari. I microorganismi tendono a sopravvivere anche dopo il lavaggio e solo l’asciugatura permette di eliminarli per qualche tempo.

Metodi di asciugatura consigliati. Esistono diversi metodi di asciugatura per eliminare ogni traccia di umidità. Si consiglia di utilizzare una  asciugatrice oppure lasciare stese le lenzuola  all’aperto per dire addio a ogni acaro. Questi microorganismi anche se non si vedono causano allergie e problemi respiratori.

Eliminare gli acari dai cuscini Ogni due anni i cuscini andrebbero cambiati, infatti, sono la parte del letto, dove si soffermano la maggior parte degli acari, dando vita a fastidiosi pruriti. Dopo aver effettuato una pulizia approfondita vi siete accorti che non esiste nessuna speranza per eliminarli? Sostituite immediatamente i cuscini con modelli che si possono lavare tranquillamente nella lavatrice di casa e asciugati senza problemi.
Oltre a lavare le lenzuola valutate, la possibilità di acquistare dei prodotti trattati con protezione antiacaro, in commercio esistono tantissimi modelli che si adattano alle esigenze di tutti.

Attenzione all’umidità in eccesso

Per evitare la formazione costante degli acari, dovete prestare molta attenzione alla quantità di umidità presente nell’aria. Se abitate in un territorio o in una casa ricca di umidità, l’acquisto migliore che potete effettuare è quello di un deumidificatore da posizionare nella camera da letto. Questa scelta dovrebbe rallentare la formazione degli acari su lenzuola, materasso e coperte. L’impostazione di umidità deve essere inferiore al 50%, infatti, al di sotto di questa percentuale la formazione di acari di solito è inferiore.

Durante il periodo estivo come comportarsi?

In estate coperte e piumoni vengono nascosti all’interno di armadi, letti o divani.  Oltre a lavare le lenzuola invernali come descritto, vi consigliamo di riporre la biancheria da letto che non si utilizza, dentro sacchi sottovuoto da integrare in borse di colore scuro dove non passa la luce. Si tratta di una buona abitudine per proteggere i tessuti dalla polvere che si accumula durante i mesi.  Infine porre le lenzuola e coperte in luoghi senza illuminazione permette di tenere lontani gli acari.

Fonte: http://www.vitadamamma.com/125595/lavare-le-lenzuola.html

29 lunedì Giu 2015

Aceto_di_mele_per_la_pelle-15827-640-480-90-cScopriamo come utilizzare l’aceto di mele per il bene della nostra pelle

L’aceto di mele è ricco di amminoacidi ed enzimi che aiutano il corpo in diversi modi e può essere molto utile anche per la salute della pelle. Stimola la circolazione dei capillari che sono responsabili del nutrimento della pelle e aiuta a mantenere il giusto pH. Inoltre l’aceto di mele rimuove i batteri e le cellule morte; in questo modo dona sollievo ai pori ostruiti regalandoti una pelle sana e bella. Vediamo come impiegarlo a seconda delle diverse necessità.

ACETO DI MELE PER COMBATTERE L’ACNE

Le proprietà antisettiche dell’aceto di mele, unite a quelle del miele contrastano i batteri, aprono i pori, rimuovono il grasso e aiutano l’idratazione. Ecco quello che serve

  • 1/4 di tazza di miele
  • 1 tazza di camomilla
  • 1/2 tazza di aceto di mele

Mescola questi ingredienti fino a ottenere una soluzione omogenea. Prima di andare a dormire utilizzala con un batuffolo di cotone per pulire la pelle

ACETO DI MELE PER IL PH DELLA PELLE

Questa soluzione vi aiuterà a riottenere il naturale pH della pelle e l’olio di lavanda sarà utile per far diminuire le irritazioni.

  • 2/3 di tazza di acqua
  • 1/3 di tazza di aceto di mele
  • 3 gocce di olio di lavanda

Mescola tutti gli ingredienti e scuoti per bene. Pulisci il viso con un batuffolo di cotone.

Inoltre l’aceto di mele è ottimo se vogliamo dimagrire. I suoi enzimi e acidi fanno diminuire l’appetito e ci aiuta a bruciare i grassi più rapidamente perché accelera il metabolismo.

fonte: http://www.ecoseven.net/benessere/bellezza/aceto-di-mele-per-la-pelle

29 lunedì Giu 2015

ape_coverUno studio dell’UE afferma che il 9,2% delle api europee è a rischio estinzione. Mentre in Italia la produzione è calata del 50% in 7 anni. Vittime di pesticidi, inquinamento e cambiamenti climatici, questi meravigliosi insetti riusciranno difficilmente a sopravvivere, mettendo a serio rischio l’intera catena alimentare. Per evitare il disastro istituzioni e associazioni corrono ai ripari.

L’allarme sull’estinzione delle api è stato lanciato più volte nel corso degli ultimi anni. Noi dipendiamo anche da loro, visto che 71 delle 100 colture più importanti al mondo si riproducono grazie all’impollinazione. Ma per salvarle, bisogna prima contarle. E’ da poco operativa l’anagrafe delle api, che dà la possibilità agli apicoltori italiani di registrarsi sul portale del Sistema informativo veterinario accessibile dal portale del Ministero della Salute. Operatori delle Asl, aziende e allevatori potranno accedere all’anagrafe per registrare le attività, comunicare una nuova apertura, specificare la consistenza degli apiari e il numero di arnie o le movimentazioni per compravendite. Sul sitowww.vetinfo.sanita.it, una sezione pubblica dedicata all’Apicoltura consentirà di avviare la procedura online di richiesta account. D’altronde i numeri parlano chiaro: le api italiane sono diminuite del 40% dal 2008 ad oggi, con conseguente calo della produzione di miele del 50%; siamo quarti nella classifica dell’apicoltura europea; le importazioni sono aumentate del 17%, di contro le esportazioni sono diminuite del 26%. La situazione è preoccupante non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa: in Inghilterra si stima che le api scompariranno del tutto entro il 2020. Gli scienziati la chiamano “Sindrome dello Spopolamento degli Alveari”. E questo fenomeno è stato recentemente confermato da uno studio dell’Unione Europea, denominato “European Red List of Bees”, che censisce 1.965 specie di api del vecchio continente. Bene, il 9,2% è a rischio estinzione, una percentuale che sale a quasi un quarto (25,8%) nel caso dei “bombi”, impollinatori molto importanti della stessa famiglia; il 7,7% (150 specie) è in declino, il 12,6% (244 specie) è più o meno stabile e lo 0,7% (13 specie) è in aumento. Per circa il 56,7% delle specie purtroppo non ci sono dati, esperti e finanziamenti sufficienti, per capire i trend delle popolazioni. Fra questi anche quelli relativi all’ape da miele per eccellenza, la Apis Mellifera, per la quale occorrono nuove ricerche proprio per distinguere le popolazioni selvatiche da quelle “addomesticate”.

Ma quali sono le cause di questo disastro? Le prime due sono da ricercarsi ovviamente nell’uso dei pesticidi e nell’inquinamento. Poi seguono i cambiamenti climatici, la malnutrizione degli insetti e le infezioni, come nel caso dell’Aethina Tumida, il coleottero degli Alveari. Il Ministero della Salute ha già trasmesso una nota agli Assessorati alla Sanità e ai Servizi Veterinari di tutte le Regioni e Province Autonome italiane, ordinando di mettere in atto il Piano di Sorveglianza che il Ministero della Salute ha concordato con il Centro di referenza nazionale per le malattie delle api. Esso prevede controlli clinici condotti su apiari stanziali, da individuarsi in modalità “random”, e in controlli clinici condotti su apiari selezionati sulla base del rischio, adottando i seguenti criteri: a) apiari che hanno effettuato attività di nomadismo fuori Regione o Provincia autonoma; b) apiari che ricevono materiale biologico (api regine, pacchi d’ape, ecc.) da altre Regioni e Province autonome; c) apiari ritenuti a rischio in funzione di altri criteri territoriali o produttivi.
Accanto al contesto istituzionale, numerose sono le iniziative di associazioni ed enti, a cui noi de Il Cambiamento abbiamo dato spazio recentemente (leggi articoli in fondo). Oggi segnaliamo il progetto di Life Gate, “Bee my Future. Le api non fanno solo il miele. Il nostro futuro dipende anche da loro”, che si prefigge l’obiettivo di contribuire alla tutela delle api sostenendo un allevamento che parte da cinque alveari, dati in gestione ad un apicoltore, appositamente selezionato dall’Associazione APAM – Associazione Produttori Apistici della Provincia di Milano, con esperienza decennale e con una profonda conoscenza dell’apicoltura. Il progetto prevede l’acquisto degli sciami e delle attrezzature necessarie (arnie e indumenti di protezione), l’assistenza tecnica all’apicoltore, la verifica e il monitoraggio delle attività e del loro stato di salute.L’apicoltore si occuperà dell’allevamento delle api ricevute in gestione e della produzione di miele in un contesto urbano, all’interno della provincia di Milano. Si seguiranno i principi guida del biologico, che prevedono la disposizione degli apiari in zone con colture e vegetazioni spontanee, che non confinano con aree trattate con pesticidi e lontane almeno mezzo chilometro da zone soggette a smog, utilizzando solamente materiali naturali.
L’iniziativa Bee my Future è aperta però anche a tutti coloro che vorranno dare il proprio sostegno. In che modo sarà possibile aderire? Adottando mille api, in un anno, e contribuendo così alla loro tutela e conservazione. A tutti i sostenitori LifeGate manderà un attestato personalizzato e 5 kg di miele di acacia, millefiori o tiglio prodotto dalle api.

articolo scritto da Massimo Nardi per Il Cambiamento http://www.ilcambiamento.it/estinzione/api.html